A Cala Finanza, nel territorio di Loiri Porto San Paolo, c'è un luogo dal quale si può ammirare uno dei panorami più suggestivi della costa gallurese. È il Belvedere Lu Fenosu, un punto panoramico affacciato sul mare, sul porticciolo e sul paesaggio che circonda Tavolara. Un luogo che per anni è stato raggiunto attraverso un semplice sentiero, frequentato da residenti e visitatori, senza che fosse necessario appartenere a qualche categoria privilegiata o disporre del permesso di una società immobiliare.
Oggi, lungo quel percorso, compare uno sbarramento.

Una struttura in legno, una barriera inclinata, pietre e una recinzione metallica impediscono il normale accesso pedonale. La fotografia che documenta la situazione mostra qualcosa di estremamente concreto. Un passaggio che prima si poteva percorrere e che adesso risulta materialmente ostruito.
Il terreno interessato ricade, secondo l'individuazione catastale fornita a Isola in Chiaro, nella particella 1600 del foglio 235 del Comune di Loiri Porto San Paolo.
La visura catastale aggiornata al 29 ottobre 2026 riporta una superficie di 11.359 metri quadrati, classificata come pascolo di quinta classe. Dal 15 maggio 2025 l'intera particella risulta intestata alla società Tavolara Bay S.r.l., in forza di un atto di compravendita stipulato il 13 maggio dello stesso anno.
Ed è proprio qui che nasce una questione che va ben oltre il perimetro di una proprietà immobiliare.
Da quando acquistare un terreno significa poter decidere unilateralmente quali luoghi del paesaggio debbano smettere di essere raggiungibili dalla collettività?
Perché in questa storia non parliamo di persone che pretendono di attraversare il giardino di una villa. Parliamo di un percorso storicamente frequentato per raggiungere un belvedere, in una località costiera il cui accesso era già stato oggetto di interventi ufficiali dell'amministrazione comunale.
E questo cambia profondamente il significato della vicenda.

Per comprendere quanto sta accadendo bisogna tornare al 19 febbraio 2024.
Durante una seduta del Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo venne discussa un'interrogazione presentata il 15 gennaio dello stesso anno, protocollata con il numero 857.
L'oggetto riguardava la chiusura di accessi alle spiagge e l'ostruzione, mediante rete metallica e pietre, del percorso verso un belvedere di Cala Finanza.
Non si trattava quindi di una semplice lamentela informale. La questione era arrivata ufficialmente nell'aula consiliare.
In quella seduta, il sindaco Francesco Lai dichiarò che la chiusura si era verificata tra gli ultimi giorni del 2023 e i primi del 2024.
Il 19 gennaio 2024 il primo cittadino aveva incontrato la proprietà di allora, chiedendo l'eliminazione degli ostacoli che impedivano il passaggio.
Dalla trascrizione ufficiale del Consiglio comunale emerge un passaggio particolarmente significativo.
Il sindaco riferì di aver chiesto la rimozione della rete che ostacolava l'accesso al belvedere e spiegò che, dopo quell'intervento, il varco era stato riaperto.
Ma non è tutto.
Nella stessa seduta il sindaco dichiarò che l'Ufficio tecnico e la Polizia locale avevano effettuato un sopralluogo per verificare le opere realizzate e quelle eventualmente autorizzate.
Riferì inoltre che una prima pratica edilizia relativa alla recinzione era stata respinta dall'ufficio SUAP per carenze procedurali, tra cui l'assenza di pareri necessari. Successivamente era stata presentata una pratica di accertamento di conformità.
Le dichiarazioni riguardavano la proprietà presente all'epoca, prima dell'intestazione catastale del 2025 a Tavolara Bay.
Eppure il problema dell'accessibilità del belvedere ritorna oggi con una somiglianza difficile da ignorare.
Se il Comune era intervenuto per far riaprire quel passaggio nel 2024, perché nell'ottobre 2026 ci troviamo nuovamente davanti a un accesso sbarrato?
Cosa è cambiato sul piano dei diritti di passaggio?
È stato adottato un provvedimento che consente di impedire l'accesso al belvedere?
Oppure stiamo assistendo alla progressiva trasformazione di un percorso storicamente frequentato in uno spazio materialmente sottratto alla fruizione collettiva?
C'è un altro elemento nella seduta del febbraio 2024 che merita un'attenzione particolare. Parlando di alcuni terreni di Cala Finanza, il sindaco fece riferimento ad aree da tempo utilizzate pubblicamente, sulle quali esisteva una situazione patrimoniale ancora da regolarizzare. Nella trascrizione compare l'affermazione secondo cui si trattava di aree che erano state «sempre state aree ad uso pubblico». Il sindaco richiamò anche un utilizzo ultraventennale da parte dell'amministrazione comunale e la necessità di procedere alla formalizzazione della cessione di determinati terreni. Queste dichiarazioni pongono una questione di enorme importanza. La proprietà privata di un terreno non esclude automaticamente l'esistenza di diritti pubblici di passaggio. L'articolo 841 del Codice civile consente al proprietario di chiudere il proprio fondo, ma tale facoltà deve essere esercitata nel rispetto degli eventuali diritti altrui. Un percorso può attraversare una proprietà privata ed essere comunque soggetto a servitù di uso pubblico, quando ne ricorrono i presupposti giuridici. Il punto, dunque, non è soltanto stabilire a chi appartenga catastalmente il terreno. Il punto è stabilire quali diritti continuino a esistere su quel percorso e se la barriera li stia compromettendo. Le parole pronunciate dal sindaco nel 2024 rendono questa verifica una questione di interesse pubblico, non un favore da concedere a qualche cittadino particolarmente insistente.
C'è qualcosa di profondamente preoccupante nell'idea che un luogo raggiungibile da anni possa improvvisamente diventare inaccessibile dietro una barriera.
Il problema non riguarda soltanto Cala Finanza. Riguarda il modello di sviluppo che immaginiamo per la Sardegna. Un modello nel quale il patrimonio paesaggistico rischia di essere progressivamente trasformato in un insieme di spazi sempre più esclusivi, nei quali la disponibilità economica determina chi può avvicinarsi, chi può attraversare e chi può godere di certi luoghi. Non si tratta di negare la proprietà privata, né di sostenere che ogni terreno debba essere liberamente attraversabile. Si tratta di impedire che la proprietà diventi una giustificazione automatica per cancellare percorsi, consuetudini e diritti collettivi eventualmente consolidati nel tempo. La proprietà di un terreno non equivale alla proprietà della memoria di un luogo, un sentiero percorso per decenni non è soltanto una traccia sulla terra, è parte del rapporto tra una comunità e il proprio territorio.
La vicenda chiama in causa anche il Comune di Loiri Porto San Paolo.
Nel 2024 l'amministrazione era intervenuta per ottenere la riapertura dell'accesso a un belvedere di Cala Finanza. Oggi, davanti a un nuovo sbarramento, diventa doveroso conoscere quali verifiche siano state effettuate e quali provvedimenti regolino la fruibilità del percorso. Esiste un diritto pubblico di passaggio lungo il sentiero che conduce a Lu Fenosu? Quale titolo giuridico viene eventualmente invocato per impedirne l'utilizzo? Le opere che oggi sbarrano il sentiero sono state sottoposte alle autorizzazioni richieste dalla normativa? Che esito hanno avuto le verifiche comunali e le pratiche di regolarizzazione discusse nel febbraio 2024?
E soprattutto, per quale ragione i cittadini devono ritrovarsi davanti a una barriera in un luogo il cui accesso era già stato oggetto di una richiesta di riapertura da parte del Comune? Sono questioni che meritano risposte pubbliche, accompagnate da documenti accessibili a tutti. Non basta affidarsi a dichiarazioni generiche sulla tutela del paesaggio. La tutela del territorio si esercita anche verificando concretamente che nessun diritto collettivo venga compromesso.
Alla società oggi intestataria della particella 1600 chiediamo una spiegazione altrettanto chiara. Qual è la posizione di Tavolara Bay rispetto alla chiusura del percorso per il Belvedere Lu Fenosu? La società intende garantire l'accessibilità del sentiero, compatibilmente con gli eventuali diritti pubblici esistenti, oppure considera quel percorso definitivamente sottratto alla frequentazione collettiva?
Su quali atti fonda questa posizione? Sono domande legittime, soprattutto considerando che il futuro di Cala Finanza è stato al centro di una mobilitazione pubblica e di un confronto istituzionale di particolare rilevanza. Chi investe in un territorio di straordinario pregio ambientale dovrebbe avere tutto l'interesse a dimostrare trasparenza, rispetto delle comunità e attenzione alla fruizione dei luoghi. Una barriera su un sentiero storicamente frequentato va esattamente nella direzione opposta sul piano del messaggio che trasmette alla collettività.
Ed è difficile immaginare un segnale peggiore in un contesto già segnato da tensioni, contestazioni e preoccupazioni per il futuro della costa.
La fotografia della barriera al Belvedere Lu Fenosu rappresenta molto più di una semplice chiusura. Racconta il rischio di una trasformazione silenziosa del rapporto tra i sardi e la loro terra. Ogni volta che un percorso storico scompare, ogni volta che un accesso viene chiuso senza una spiegazione pubblica chiara, ogni volta che una comunità deve domandarsi se potrà ancora raggiungere un luogo che ha sempre frequentato, perdiamo qualcosa. Non soltanto uno spazio fisico, perdiamo una parte della nostra libertà di vivere il territorio.
La Sardegna ha bisogno di investimenti, di lavoro, di imprese capaci di creare valore. Ma lo sviluppo non può essere misurato soltanto attraverso il capitale investito o il livello di esclusività di una struttura turistica. Il vero valore di un territorio comprende anche la possibilità per la sua comunità di continuare a riconoscerlo, attraversarlo e viverlo nel rispetto della legge.
Un belvedere non dovrebbe diventare un privilegio, la Sardegna non può essere ridotta a una successione di proprietà private dietro le quali scompare, un sentiero alla volta, il rapporto tra la popolazione e il proprio territorio.

