A Lu Fenosu, davanti all'isola di Tavolara, si torna a parlare di demolizioni e ripristino ambientale. Dopo mesi di contestazioni, mobilitazioni popolari, ricorsi e provvedimenti giudiziari, il progetto turistico promosso da Tavolara Bay sembra aver subito una significativa battuta d'arresto. Ma sarebbe un errore considerare conclusa questa vicenda. Perché mentre si discute del futuro di Villa Joy, delle strutture prefabbricate e degli interventi che hanno modificato il paesaggio, una questione fondamentale rischia di scomparire dal dibattito pubblico ossia le responsabilità politiche e amministrative di chi avrebbe dovuto tutelare quel territorio prima che diventasse necessario intervenire per ripristinarlo. Il Comune di Loiri Porto San Paolo non può essere considerato un semplice spettatore di quanto accaduto e la documentazione amministrativa offre motivi concreti per chiedergli conto delle proprie decisioni.
Il 17 ottobre 2026 il Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG), associazione ambientalista impegnata direttamente nella vicenda, ha comunicato un nuovo sviluppo. Tavolara Bay ha chiesto di procedere alla demolizione di opere e al ripristino ambientale. La richiesta arriva dopo il sequestro preventivo del complesso Villa Joy, disposto nell'agosto 2026 dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania e successivamente confermato dal Tribunale del Riesame, secondo quanto riferito dal GrIG. L'iniziativa della società rappresenta un passaggio significativo, ma non equivale a un ripristino già completato né alla definitiva rinuncia a qualsiasi futuro intervento immobiliare.
Restano da verificare l'effettiva rimozione delle opere interessate, il recupero dei luoghi e gli sviluppi dei procedimenti in corso.
La società ha sostenuto di aver operato confidando nei titoli amministrativi ottenuti e nelle decisioni giudiziarie applicabili, contestando le irregolarità ipotizzate. Saranno le autorità competenti a valutare le eventuali responsabilità. Ma c'è una questione che va oltre il contenzioso con l'impresa. Come è stato possibile arrivare fino a questo punto in un'area dal valore ambientale e paesaggistico così evidente?
Il documento politicamente più importante dell'intera vicenda porta una data precisa: 25 novembre 2025. Quel giorno il Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo adottò la deliberazione n. 50, relativa alla proposta di variante del Piano urbanistico comunale per Cala Finanza e Punta La Greca, nell'ambito della procedura ZES richiesta da Tavolara Bay. L'intervento riguardava il passaggio da sottozona H2, caratterizzata da particolare tutela paesaggistica, a sottozona F4, con destinazione turistico-ricettiva. Non si trattava di una scelta trascurabile, significava esprimere un indirizzo politico favorevole a una diversa utilizzazione di un'area che lo stesso strumento urbanistico comunale riconosceva come meritevole di protezione. E qui emerge una contraddizione particolarmente grave. Secondo la ricostruzione documentale del Gruppo d'Intervento Giuridico, durante la conferenza di servizi la responsabile dell'Area Urbanistica comunale aveva espresso una valutazione negativa, mentre il Consiglio comunale aveva manifestato un indirizzo favorevole all'intervento. Anche Regione, Soprintendenza e altri organismi competenti avevano espresso valutazioni contrarie. Perché la componente politica del Comune scelse una posizione favorevole quando gli organismi tecnici preposti alla tutela del territorio sollevavano obiezioni tanto rilevanti? È questa la domanda alla quale il sindaco Francesco Lai e l'amministrazione comunale devono dare una risposta pubblica, puntuale e documentata. Non basta affermare, a posteriori, di aver difeso il territorio. Occorre spiegare perché quella deliberazione venne approvata.
Il 30 giugno 2026 il Consiglio comunale ha revocato, con la deliberazione n. 36, la precedente deliberazione n. 50. Il giorno successivo, il 1° luglio, la Struttura di missione ZES della Presidenza del Consiglio dei ministri ha revocato l'autorizzazione unica n. 74/2026 precedentemente rilasciata a Tavolara Bay. Il collegamento tra i due provvedimenti è particolarmente significativo, la Regione Sardegna ha confermato che la revoca dell'autorizzazione nazionale è intervenuta a seguito del venir meno della deliberazione comunale che ne costituiva un presupposto. Questo non significa attribuire automaticamente al Comune tutte le responsabilità giuridiche dell'operazione, significa però riconoscere il peso concreto della sua precedente decisione politica. La successiva retromarcia ha contribuito a bloccare l'iter, ma non può cancellare il fatto che quel precedente indirizzo favorevole fosse stato espresso. La tutela del territorio non dovrebbe dipendere dalla pressione delle proteste o dal rischio di un contenzioso. Dovrebbe essere il principio guida delle decisioni amministrative fin dall'inizio. Un'amministrazione non può chiedere di essere giudicata soltanto per il provvedimento con cui torna indietro, evitando di rispondere di quello con cui aveva inizialmente aperto la strada.
La vicenda di Lu Fenosu non riguarda soltanto documenti, delibere e autorizzazioni. Riguarda anche le trasformazioni fisiche del territorio. Il Gruppo d'Intervento Giuridico ha documentato e segnalato interventi sulla vegetazione mediterranea, realizzazione di piste e modificazioni delle aree circostanti Villa Joy. In un approfondimento del 16 luglio 2026, l'associazione ha confrontato materiale visivo risalente alla primavera 2025 con le immagini territoriali precedenti, evidenziando trasformazioni che risultavano già presenti prima delle successive fasi autorizzative. Lo stesso GrIG ha precisato che quel confronto non consentiva, da solo, di stabilire a quale proprietario fossero attribuibili tutti gli interventi. Il 16 aprile 2026 l'Area Urbanistica comunale aveva intanto emanato l'ordinanza n. 4 di demolizione e ripristino per opere ritenute abusive. Il provvedimento è stato contestato dalla società e successivamente sospeso in sede cautelare dal TAR, senza che ciò costituisse un accertamento definitivo della regolarità di tutte le opere. Questi passaggi impongono un'altra domanda. Se esistevano vincoli così stringenti, quali controlli preventivi e successivi sono stati effettuati dal Comune? Con quali risultati e in quali date? Un territorio non si protegge soltanto intervenendo quando le trasformazioni sono già visibili. Si protegge attraverso la pianificazione, la vigilanza e la capacità di impedire per tempo interventi incompatibili con le regole.
C'è poi una questione che riguarda direttamente i cittadini, la possibilità di raggiungere liberamente le spiagge. A Lu Fenosu la presenza di cancelli, recinzioni e percorsi d'accesso è uno degli aspetti sui quali occorre pretendere la massima trasparenza. La questione non è soltanto paesaggistica. È anche una questione di diritti. La legge 296 del 2006, all'articolo 1, comma 251, lettera e), stabilisce per i titolari di concessioni demaniali marittime l'obbligo di consentire il libero e gratuito accesso e transito per raggiungere la battigia antistante l'area concessa. Naturalmente la normativa non autorizza ad attraversare indiscriminatamente qualsiasi terreno privato. Per accertare l'eventuale illegittimità di un cancello occorre verificare proprietà, titoli, servitù, percorsi pubblici e concessioni. Ma proprio per questo il Comune ha il dovere di chiarire la situazione. Quali sono i percorsi pubblici riconosciuti per raggiungere Cala Finanza, Cala Sedalis e le altre spiagge interessate? Quali cancelli sono autorizzati? Esistono passaggi gravati da servitù pubbliche? Ci sono accessi storicamente utilizzati dalla collettività che risultano oggi preclusi? Non è sufficiente garantire sulla carta il diritto di andare al mare se poi, materialmente, i cittadini non riescono a raggiungerlo. È questo il rischio di una privatizzazione indiretta della costa, realizzata non necessariamente attraverso la proprietà dell'arenile, ma tramite il controllo dei terreni e dei percorsi che lo circondano. E un'amministrazione comunale attenta all'interesse pubblico dovrebbe essere la prima a impedirlo.
Una novità istituzionale importante è arrivata il 18 settembre 2026. Con la deliberazione n. 54, il Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo ha istituito una commissione consiliare d'inchiesta sulla vicenda Cala Finanza, diventata esecutiva l'8 ottobre. L'atto risulta pubblicato sul portale ufficiale del Comune. L'istituzione della commissione non dimostra di per sé irregolarità o responsabilità, ma riconosce la necessità di approfondire formalmente una vicenda che coinvolge le decisioni dell'amministrazione. Il punto, adesso, è capire quanto sarà effettivamente trasparente il lavoro della commissione. Sarà ricostruito l'intero percorso che ha portato all'approvazione della delibera n. 50? Saranno resi pubblici i pareri tecnici e le valutazioni politiche? Saranno verificati i controlli eseguiti sugli interventi edilizi, sulle trasformazioni della vegetazione e sugli accessi al mare? e soprattutto, i cittadini potranno conoscere gli esiti dell'inchiesta attraverso documenti verificabili? Una commissione d'inchiesta ha senso se contribuisce a chiarire le responsabilità politiche e amministrative, non se diventa un modo per lasciare trascorrere il tempo.
Il caso Lu Fenosu rappresenta qualcosa di più di una controversia su un resort di lusso. È il simbolo di un conflitto sempre più evidente in Sardegna tra la valorizzazione economica del territorio e il diritto delle comunità a conservarne il patrimonio naturale, culturale e paesaggistico. Non si tratta di essere contrari al turismo o agli investimenti, si tratta di stabilire un limite, lo sviluppo economico non può diventare una giustificazione automatica per trasformare aree sottoposte a tutela, restringere la fruizione collettiva della costa o considerare il paesaggio una risorsa disponibile per qualsiasi operazione immobiliare. Oggi si parla di demolizione, di recupero ambientale e di progetti ridimensionati. Sono sviluppi da seguire con attenzione. Ma sarebbe inaccettabile se, una volta rimossi i prefabbricati e spenti i riflettori, rimanessero senza risposta gli interrogativi sulle scelte comunali. Il sindaco Francesco Lai e il Consiglio comunale devono chiarire fino in fondo perché nel novembre 2025 fu espresso un indirizzo politico favorevole alla trasformazione dell'area, nonostante i pareri tecnici contrari. Devono rendere conoscibili i controlli effettuati e chiarire la situazione dei passaggi verso le spiagge. Devono garantire che le eventuali testimonianze archeologiche siano oggetto di tutti gli accertamenti necessari e devono spiegare quali strumenti intendano utilizzare per impedire che una vicenda simile possa ripetersi. La vera vittoria per Lu Fenosu non sarà soltanto vedere un progetto fermarsi. Sarà restituire al territorio la tutela che merita, garantire i diritti della collettività e ottenere risposte da chi aveva il compito di proteggerlo. Perché le autorizzazioni possono essere revocate, le strutture possono essere demolite e la vegetazione può, almeno in parte, ricrescere, ma le responsabilità politiche non si cancellano con una delibera di revoca.

