In Sardegna, come nel resto d'Italia, la politica continua a presentarsi attraverso una divisione apparentemente chiarissima, destra contro sinistra, sovranisti contro progressisti, conservatori contro Movimento 5 Stelle. Ogni campagna elettorale racconta una battaglia decisiva. Ogni coalizione promette una rottura con il passato. Ogni nuova maggioranza si presenta come alternativa alla precedente. Ma che cosa succede quando, invece di ascoltare i comizi, cominciamo a leggere i documenti ufficiali?
La storia degli ultimi due presidenti della Regione Sardegna, Christian Solinas e Alessandra Todde, permette di ricostruire una rete di rapporti politici e istituzionali che attraversa proprio quelle divisioni. Non abbiamo documenti che dimostrino un patto segreto tra i due presidenti. Sarebbe scorretto sostenerlo. Abbiamo però qualcosa di verificabile, alleanze parlamentari, atti firmati, deleghe ministeriali, tavoli di crisi e accordi economici che mostrano quanto il funzionamento delle istituzioni sia più intrecciato di quello raccontato durante le campagne elettorali.
La domanda non è se politici appartenenti a schieramenti diversi possano collaborare. Devono farlo, quando serve al bene pubblico. La domanda è se i cittadini siano messi nelle condizioni di conoscere queste relazioni, valutarne i risultati e individuare le responsabilità.
Cominciamo dal 2018. Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d'Azione, viene eletto al Senato grazie all'accordo politico ed elettorale con la Lega di Matteo Salvini. Non si tratta soltanto di un sostegno esterno. Secondo la documentazione ufficiale del Senato, Solinas ricopre anche la carica di vicepresidente del gruppo parlamentare della Lega. Dal 30 luglio 2018 il gruppo assume la denominazione Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. Questo significa che il legame tra il partito sardista e la Lega era formalizzato all'interno delle istituzioni della Repubblica.
È un passaggio importante perché dimostra che il PSd'Az di Solinas non era semplicemente un alleato occasionale del centrodestra sardo. Era parte integrante di una precisa architettura politica nazionale. E proprio in quegli anni accade qualcosa che merita di essere ricordato.
Il 5 giugno 2018 il Senato vota la fiducia al primo governo di Giuseppe Conte.
La mozione di fiducia è presentata da Vito Crimi, del Movimento 5 Stelle, e Stefano Candiani, della Lega. Il governo nasce dall'accordo politico tra i due partiti. La Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle, oggi spesso descritti come avversari inconciliabili, hanno condiviso la responsabilità di governo nazionale. È un fatto storico, riportato negli atti parlamentari. In quello stesso periodo Solinas era vicepresidente del gruppo parlamentare leghista, nel quale sarebbe stata formalizzata la presenza del PSd'Az. È opportuno precisare un punto, Alessandra Todde non faceva parte di quel governo. Il suo primo incarico governativo sarebbe arrivato nel settembre 2019, nel secondo governo Conte, tuttavia, la ricostruzione mostra una circostanza politica precisa, il partito nazionale che sosteneva l'ascesa di Solinas in Sardegna aveva già governato insieme al Movimento 5 Stelle, la formazione politica alla quale appartiene Todde. Non è una prova di accordi personali tra Solinas e Todde, è la dimostrazione che l'opposizione assoluta tra quelle forze politiche non ha sempre corrisposto alla loro storia istituzionale.
Arriviamo al documento forse più significativo. Durante il governo Draghi, Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega, viene nominato ministro dello Sviluppo economico. Alessandra Todde, esponente del Movimento 5 Stelle, viene nominata sottosegretaria allo stesso ministero e successivamente viceministra. Il DPR del 15 aprile 2021, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 4 maggio 2021, attribuisce formalmente a Todde il titolo di viceministro. Il decreto riporta inoltre che Giorgetti aveva conferito a Todde la delega di funzioni il 9 aprile 2021 e che il Consiglio dei ministri l'aveva approvata il 14 aprile. In calce al provvedimento figurano Sergio Mattarella, Mario Draghi e Giancarlo Giorgetti, ciascuno nel proprio ruolo istituzionale. Vale la pena soffermarsi sulle competenze delegate al viceministro, tra queste figuravano le crisi industriali, le amministrazioni straordinarie, i rapporti con le parti sociali, i tavoli di crisi e i programmi di sostegno ai territori colpiti da gravi difficoltà produttive e occupazionali. Queste competenze sono descritte nell'allegato al provvedimento.
Fermiamoci a riflettere.
In Sardegna governava Christian Solinas, leader del PSd'Az alleato della Lega.
A Roma, un ministro della Lega, Giorgetti, aveva un viceministro del Movimento 5 Stelle, Todde, con competenze su alcune delle principali emergenze economiche che interessavano anche la Sardegna. Non siamo di fronte a una coincidenza inventata o a un collegamento costruito sui social, siamo di fronte a una struttura di governo formalmente documentata. Collaborare all'interno di un governo di unità nazionale non costituisce di per sé un'anomalia. Ma è un fatto politico che l'elettorato ha diritto di conoscere quando ascolta narrazioni basate sulla contrapposizione totale fra gli schieramenti.
Fin qui abbiamo ricostruito le alleanze, ma gli intrecci istituzionali non si fermano ai nomi dei partiti. Esistono verbali che documentano una collaborazione diretta tra Alessandra Todde, allora rappresentante del governo nazionale, e componenti della Giunta regionale guidata da Solinas. Il 23 gennaio 2020, per esempio, si svolge al Ministero dello Sviluppo economico un incontro dedicato alla vertenza Sider Alloys, l'ex Alcoa di Portovesme. A presiedere il tavolo è Alessandra Todde, all'epoca sottosegretaria. Partecipano, in rappresentanza della Regione Sardegna, Alessandra Zedda, vicepresidente della Giunta Solinas e assessora del Lavoro, e Anita Pili, assessora dell'Industria. Sono presenti anche azienda, sindacati e Invitalia. Lo racconta direttamente il comunicato della Regione Sardegna del 23 gennaio 2020.
Non è l'unico episodio, il Ministero conserva verbali relativi ad altri incontri sul medesimo stabilimento tenuti il 12 maggio, l'11 settembre e il 10 novembre 2020.
In questi incontri Todde e le rappresentanti della Giunta Solinas discutono di piani industriali, forniture energetiche e salvaguardia occupazionale. Il quadro prosegue nel 2022, quando Giorgetti è ministro e Todde viceministra. Il 6 ottobre 2022 si svolge un tavolo ministeriale sulla Portovesme Srl, presieduto da Todde.
Partecipano ancora rappresentanti della Giunta Solinas, Alessandra Zedda, Anita Pili e Gianni Lampis, assessore dell'Ambiente. Il verbale ufficiale identifica i partecipanti, descrive le problematiche industriali e registra le posizioni espresse.
La precisazione necessaria è questa, i documenti non attestano la presenza personale di Christian Solinas a quelle riunioni ma attestano la partecipazione di assessori della sua Giunta. È comunque una collaborazione istituzionale concreta, non una semplice somiglianza tra programmi politici. E apre un interrogativo molto più interessante della ricerca di presunti accordi segreti: che cosa hanno prodotto, nel tempo, quelle riunioni? Quali impegni sono stati rispettati? Quali promesse sono rimaste senza risultati?
Questa è forse la questione politicamente più grave. Nel 2020 il tavolo Sider Alloys parlava di rilancio produttivo, fornitura dell'energia, investimenti e occupazione. Passano gli anni, si succedono governi nazionali, ministri, amministrazioni regionali e vertici istituzionali. Nel febbraio 2026 la stessa Regione Sardegna, ormai guidata da Todde, comunica che lo stabilimento rilevato nel 2018 non è mai riuscito ad avviare la produzione, mentre una parte importante dei lavoratori continua a dipendere dagli ammortizzatori sociali. Il comunicato regionale riguarda anche un intervento per garantire la mobilità in deroga a 320 lavoratori ex Alcoa. Le difficoltà industriali riguardano decisioni delle imprese, costi energetici, mercato, infrastrutture e competenze statali. Significa che le istituzioni hanno partecipato per anni alla gestione della vertenza e che, ancora nel 2026, il problema produttivo fondamentale risultava irrisolto. Nel frattempo Todde è passata dal ruolo di sottosegretaria e viceministra competente sulle crisi industriali a quello di presidente della Regione. È legittimo chiedere conto della continuità fra le decisioni assunte nei diversi incarichi. Per i lavoratori del Sulcis, la questione non è stabilire quale partito abbia pronunciato il discorso migliore. La questione è sapere perché, dopo anni di tavoli, lo stabilimento non abbia raggiunto gli obiettivi annunciati. È su questo terreno che una politica realmente trasparente dovrebbe accettare di essere giudicata.
C'è un altro elemento che merita attenzione. Alessandra Todde nel 2024 non sconfigge direttamente Christian Solinas alle urne. Il candidato del centrodestra è Paolo Truzzu, esponente di Fratelli d'Italia. Nei mesi precedenti al voto, Lega e PSd'Az avevano sostenuto la riconferma di Solinas, mentre Fratelli d'Italia chiedeva un candidato differente. La scelta finale cade su Truzzu. La vicenda è ricostruita nelle cronache politiche dell'epoca, tra cui il resoconto ANSA del gennaio 2024. Qui emerge un altro aspetto del funzionamento dei partiti, le candidature vengono decise anche sulla base degli equilibri interni alle coalizioni e dei rapporti fra i rispettivi leader nazionali. Non basta quindi raccontare il risultato elettorale come un semplice scontro tra due idee della Sardegna, bisogna anche analizzare come vengono scelti i candidati, chi esercita il potere di scelta e quanto incidano gli interessi delle coalizioni nazionali sulle decisioni regionali. Dopo la vittoria di Todde, il 25 marzo 2024, Solinas le passa ufficialmente le consegne a Villa Devoto. Il comunicato istituzionale registra un incontro durato due ore, parte del quale dedicato, a porte chiuse, ai temi più urgenti della Regione.
Tutto ciò ricorda una verità, le amministrazioni passano, mentre i dossier, gli impegni finanziari e le responsabilità verso i cittadini rimangono.
La storia delle relazioni politiche non si ferma al governo Draghi. Il 20 novembre 2025 Alessandra Todde, presidente della Sardegna, incontra Giancarlo Giorgetti, questa volta ministro dell'Economia e delle finanze del governo Meloni. Al centro del confronto c'è la vertenza sulle entrate fiscali della Regione. Lo stesso giorno vengono affrontate anche le difficoltà dell'Eurallumina di Portoscuso.
Il 9 dicembre 2025 la Regione annuncia la formalizzazione di un accordo con il governo nazionale per 1 miliardo e 390 milioni di euro, articolato in compensazioni finanziarie e interventi collegati anche agli svantaggi dell'insularità. L'intesa, secondo il comunicato regionale, chiude le pendenze relative alle entrate degli anni 2010-2024 e comprende una transazione per il 2025 e il 2026. Prevede inoltre ulteriori tavoli tecnici sui criteri di compartecipazione alle entrate statali e sui costi permanenti dell'insularità. Questo episodio è estremamente interessante perchè Giorgetti e Todde avevano già condiviso lo stesso ministero nel 2021-2022. Nel 2025 si ritrovano a confrontarsi da posizioni istituzionali differenti, rispettivamente alla guida del MEF e della Regione e questa volta il risultato annunciato è un'intesa finanziaria di grande rilevanza. Sarebbe scorretto trasformare automaticamente tale collaborazione in un'accusa, una presidente regionale ha il dovere di negoziare con il ministro competente, anche quando appartiene a uno schieramento avversario ma allo stesso tempo, un annuncio da quasi un miliardo e mezzo merita controlli precisi. Quali somme sono state effettivamente versate? Quali restano da trasferire? Quanto dell'accordo rappresenta una soluzione definitiva a vecchi contenziosi e quanto finanzia nuovi interventi? Quali benefici misurabili produrrà per i cittadini? Il comunicato documenta gli impegni previsti, non certifica da solo l'esecuzione di tutte le tranche fino al 2029. La trasparenza non finisce con la firma di un accordo. Comincia anche dalla verifica di ciò che viene realmente incassato e speso.
Un'inchiesta sulla responsabilità politica non può ignorare neppure le controversie riguardanti la trasparenza delle campagne elettorali. Nel marzo 2026 la Corte d'Appello di Cagliari ha confermato che Alessandra Todde non decade dalla carica di presidente della Regione, è rimasta però confermata la sanzione pecuniaria di 40.000 euro relativa alle irregolarità nei rendiconti elettorali. La vicenda ha coinvolto anche la Corte costituzionale, che con la sentenza n. 148/2025 aveva escluso il potere del Collegio di garanzia elettorale di imporre la decadenza della presidente, annullando quella parte del provvedimento. Sono due aspetti distinti, la permanenza legittima nella carica e la sanzione amministrativa. Non è corretto affermare che Todde sia decaduta, né trasformare una sanzione amministrativa in una condanna penale.
È invece pienamente legittimo domandarsi quale livello di precisione, responsabilità e trasparenza debba essere richiesto a chi si propone di amministrare un'intera Regione. Lo stesso criterio deve valere per qualunque schieramento politico.
Mettiamo in ordine ciò che i documenti consentono di affermare.
Christian Solinas, leader sardista, ha avuto un ruolo dirigente nel gruppo parlamentare della Lega. La Lega ha governato insieme al Movimento 5 Stelle durante il primo governo Conte. Nel governo Draghi, Giorgetti, esponente leghista, è stato ministro dello Sviluppo economico e Todde, esponente del Movimento 5 Stelle, sua viceministra. Prima e durante quella esperienza, Todde ha presieduto tavoli sulle crisi industriali sarde ai quali hanno preso parte assessori della Giunta Solinas.
Nel 2025 Todde, divenuta presidente della Regione, e Giorgetti, divenuto ministro dell'Economia, si sono nuovamente confrontati su questioni strategiche per la Sardegna, contribuendo al percorso istituzionale che ha portato all'accordo sulle entrate fiscali. Tutto questo è documentato e dimostra l'esistenza di una continuità di relazioni, interlocutori e responsabilità istituzionali che supera le divisioni presentate agli elettori. Ed è proprio da questa continuità che dovrebbe partire il controllo democratico. Chi ha partecipato alle decisioni? Chi ha sostenuto le soluzioni adottate? Chi ha firmato gli atti? Che cosa è cambiato davvero tra una legislatura e l'altra? Sono domande che valgono più di qualsiasi slogan elettorale.
Forse il problema più profondo della politica sarda non è che esistano relazioni tra avversari. Il problema nasce quando le relazioni istituzionali rimangono comprensibili soltanto a chi conosce già il funzionamento dei ministeri, dei partiti e degli uffici pubblici. Quando il dibattito si riduce alla contrapposizione tra simboli e leader, diventa più difficile seguire la continuità delle decisioni e quando una vertenza industriale attraversa più governi senza trovare soluzione, il cittadino rischia di non sapere più a chi chiedere conto degli impegni assunti. Solinas e Todde rappresentano schieramenti diversi, percorsi politici diversi e amministrazioni differenti ma i documenti mostrano che la storia della Sardegna degli ultimi anni non può essere compresa separando rigidamente questi due mondi.
Le vicende del Sulcis, il greenwashing, gli accordi finanziari, gli incarichi ministeriali e le alleanze nazionali raccontano una realtà più complessa. Una realtà in cui chi governa deve essere giudicato soprattutto dalle proprie decisioni e dai risultati. Non chiediamo ai cittadini di credere all'esistenza di un complotto. Chiediamo di leggere i documenti. Non chiediamo di condannare qualcuno per una collaborazione istituzionale. Chiediamo di conoscere chi ha deciso, chi ha promesso, chi ha finanziato e chi ha realizzato. Non chiediamo di sostituire un tifo politico con un altro e chiediamo di smettere di considerare il simbolo di partito come una garanzia automatica di buona amministrazione. La Sardegna non ha bisogno di nuovi atti di fede politica, ha bisogno di risposte verificabili perché la vera alternativa non è semplicemente tra destra e sinistra, ma sta nel porre l'accento sulla differenza tra una politica che pretende fiducia e una politica che accetta di essere controllata.
Isola in Chiaro continuerà a seguire documenti, decisioni amministrative e risultati concreti, distinguendo sempre i fatti accertati dalle valutazioni e dalle domande ancora aperte. Inoltre chiede ai suoi lettori di completare la lettura dell'articolo con quello delle fonti citate
Nota metodologica: l'articolo si basa su documenti istituzionali pubblici, fra cui atti del Senato, Gazzetta Ufficiale, verbali del Ministero dello Sviluppo economico, comunicati della Regione Sardegna e pronunce giudiziarie. I collegamenti politici e istituzionali documentati non costituiscono, da soli, prova di accordi illeciti o di responsabilità personali. Le valutazioni critiche sono opinioni editoriali formulate sulla base dei fatti esposti.

